Tipi di dermatite atopica

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Tipi di dermatite atopica

La dermatite atopica (DA) è una condizione infiammatoria cronica della pelle che causa eczema ricorrente e prurito persistente. Si sviluppa a causa di una combinazione di disregolazione immunitaria, predisposizione genetica, fattori ambientali e alterazioni della barriera cutanea.

La ricerca moderna dimostra che la DA non è una malattia unica e omogenea, ma comprende una serie di sottotipi con meccanismi sottostanti, decorsi tipici ed esigenze terapeutiche differenti. La DA può anche presentarsi in modo diverso a seconda dell'età, del tipo e del colore della pelle, della zona del corpo in cui compare e di altre condizioni di salute preesistenti, che possono influenzarne sia la diagnosi che la gestione.

Una distinzione clinica comune è quella tra la forma estrinseca (allergica) e la forma intrinseca (non allergica). Questa suddivisione si basa principalmente sull'evidenza di sensibilizzazione agli allergeni e sull'anamnesi personale o familiare di altre condizioni atopiche. Comprendere questi sottotipi è utile per l'educazione del paziente, lo sviluppo di prodotti per la cura della pelle e terapeutici e il processo decisionale sia in ambito clinico che farmaceutico. 

Dermatite atopica intrinseca o non allergica

La dermatite atopica intrinseca è caratterizzata da livelli normali di IgE, assenza di sensibilizzazione ai comuni allergeni ambientali o alimentari e, in molti casi, assenza di anamnesi personale o familiare di asma, rinite allergica o allergia alimentare.  

Diverse caratteristiche cliniche e biologiche contraddistinguono la dermatite atopica intrinseca:

  • Spesso compare in età adulta, sebbene possa manifestarsi anche durante l’infanzia.
  • La compromissione della barriera cutanea tende ad essere meno pronunciata all'inizio. Le mutazioni del gene della filaggrina e l'aumento marcato della perdita di acqua transepidermica (TEWL) sono meno frequenti.
  • La risposta immunitaria è più eterogenea. Sebbene l'infiammazione di tipo 2 sia ancora presente, altre vie, tra cui Th1, Th17 e Th22, sono maggiormente coinvolte rispetto alla forma allergica.
  • In alcuni casi, può contribuire la sensibilizzazione a fattori scatenanti non proteici, come metalli o piccole molecole chimiche.

Dal punto di vista del trattamento e dello sviluppo di farmaci, la dermatite atopica intrinseca spesso trae beneficio da una maggiore attenzione al controllo dell'infiammazione e del prurito.  

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Dermatite atopica estrinseca o allergica

La dermatite atopica estrinseca rappresenta la maggior parte dei casi. È caratterizzata da livelli elevati di IgE totali, sensibilizzazione ad allergeni comuni come alimenti, pollini, acari della polvere domestica o peli di animali e una frequente anamnesi personale o familiare di asma o rinite allergica.

Alcune delle caratteristiche principali includono:

  • Una disfunzione della barriera cutanea più pronunciata, spesso riflessa da una maggiore perdita d'acqua transepidermica (TEWL), una ridotta idratazione cutanea e una maggiore probabilità di mutazioni del gene della filaggrina.
  • Una forte risposta immunitaria di tipo 2 che coinvolge citochine come IL-4, IL-13 e IL-5, insieme a un aumento degli eosinofili.
  • Insorgenza più precoce nell'infanzia e una maggiore probabilità di progressione verso altre condizioni allergiche, talvolta descritta come la "marcia atopica".
  • Un legame più chiaro tra le riacutizzazioni e l'esposizione ad allergeni specifici, il che rende più rilevanti le strategie di evitamento o desensibilizzazione. 

Nel contesto farmaceutico e della salute del consumatore, la dermatite atopica estrinseca evidenzia la necessità di formulazioni per la riparazione della barriera cutanea, ambienti che riducano gli allergeni e un'immunomodulazione mirata, comprese le terapie biologiche e i trattamenti con piccole molecole che agiscono sull'infiammazione di tipo 2.

È importante riconoscere che la dermatite atopica intrinseca ed estrinseca non sono categorie completamente fisse. Alcune persone possono passare da una all'altra nel tempo e molti non rientrano in modo preciso in nessuno dei due gruppi. La classificazione è quindi un concetto teorico piuttosto che una regola rigida, da utilizzare preferibilmente insieme alla valutazione clinica e alle nuove informazioni sui biomarcatori, man mano che continuano a svilupparsi approcci terapeutici personalizzati. 

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